Serie A,i report

Chievo-Lecce Un pareggio stretto a entrambe. E’ un paradosso ma è così. E’ un pari stretto al Lecce che fino alla metà della ripresa del secondo tempo gioca meglio e attacca di più con la fortuna di poter amministrare il vantaggio in superiorità numerica, ma è stretto anche al Chievo che dopo essersi aggrappato alle [...]

28 gennaio 2009

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Chievo-Lecce

Un pareggio stretto a entrambe. E’ un paradosso ma è così. E’ un pari stretto al Lecce che fino alla metà della ripresa del secondo tempo gioca meglio e attacca di più con la fortuna di poter amministrare il vantaggio in superiorità numerica, ma è stretto anche al Chievo che dopo essersi aggrappato alle parate di Sorrentino e aver recriminato alla malasorte su una gran traversa di Castillo deve cedere al coraggio dei veronesi.
E’ stata una discreta partita: con qualche bella azione da gol e un paio di occasioni davvero pregevoli tra due squadre che non hanno avuto paura di attaccare, e nemmeno di perdere. Anche se c’è voluta un po’ di attesa per vedere qualche giocata davvero significativa.
In avvio di ripresa il primo episodio sul quale di fatto si appoggia tutta la spina dorsa della partita: Mandelli, già ammonito, si fa espellere per un fallo inutile più che cattivo. Di Carlo evita traumi e si copire: il Lecce accelera e in tre azioni passa in vantaggio. Gol strepitoso di Vives che raccogliendo una corta respinta della difesa avversaria si inventa un tiro mostruoso bello quasi quanto quello di Munari di domenica scorsa.
Castilo centra una traversa e il Chievo sbanda paurosamente: qui la capacità di Di Carlo è quella di tentarle tutte, anche con un po’ di incoscienza. Dentro Makinwa, dentro anche Pinzi: poi la seconda svolta, Fabiano si fa espellere riequilibrando le forze in campo e gli asini attaccano a testa bassa. A due minuti dal termine un lunghissimo lancio trova Mantovani pronto a insaccare. E nel finale il Chievo prova a bussare alla porta della fortuna perché il Lecce si scopre davvero impaurito. Ma non passa.
Finisce 1-1, giusto così tra due squadre che sfruttando con la stessa energia, e magari evitando qualche errore di troppo, la salvezza se la possono davvero giocare fino alla fine.
Paola Pesci / Eurosport

Sampdoria-Lazio

Non vinceva da più di un mese (14 dicembre Reggina-Sampdoria 0-2) e, soprattutto, era reduce da tre sconfitte consecutive in campionato. Ma la Sampdoria di Walter Mazzarri, quella almeno che si è potuta osservare domenica sera a San Siro, era tutt’altro che una squadra in crisi. E contro la Lazio lo ha dimostrato.
Con appena due difensori di ruolo (Lucchini e Gastaldello) cui si aggiunge il sacrificato Stankevicius per la solita linea a tre dietro voluta da Mazzarri, la Samp emette a Marassi una sentenza inattaccabile: la Lazio se non è in crisi, poco ci manca. I biancocelesti rimediano a Genova la seconda sconfitta consecutiva dopo il ko interno contro il Cagliari nell’ultima giornata: quello che più deve far preoccupare Delio Rossi, però, sono i gol incassati dalla sua squadra, sette (tre oggi e quattro quelli rimediati contro i sardi all’Olimpico). Gol che sarebbero potuti essere otto se solo Bellucci non avesse sbagliato il rigore assegnato da Ayroldi per un fallo di Lichtsteiner su Cassano quando si era già sul 3-1.
La partita è divertente e giocata a viso aperto da entrambe le formazioni. Passano per primi i padroni di casa al 13′, con Del Vecchio bravissimo a girare in rete il perfetto cross dalla destra di Ziegler. La reazione della Lazio si concretizza alla mezz’ora con il gol del pareggio firmato da Tommaso Rocchi: lancio illuminante di 30 metri di Ledesma, controllo di petto dell’attaccante e destro incrociato sul palo più lontano. Un gol davvero bellissimo.
Nella ripresa l’uno-due, terrificante, dei padroni di casa. Protagonista assoluto Cassano, che al 51′ dà il via alla gran serata dei suoi realizzando un gol mostruoso: il fantasista barese converge dall’out di sinistra, salta due uomini e inventa un destro a giro che si infila sotto l’incrocio dei pali con Muslera (in campo per scelta tecnica al posto del titolare Carrizo) che non può nulla. Il 3-1 arriva quattro giri di orologio più tardi con Sankevicius, che sugli sviluppi di un calcio d’angolo dalla sinistra porta a tre le marcature dei suoi grazie a un perfetto colpo di testa da centro area. Finisce in rissa, con i giocatori della Lazio che lamentano un nervosismo figlio di una situazione poco tranquilla. Per la Samp una vittoria che dà morale, nella speranza che le cose (infortuni a catena…) inizino a girare in senso contrario.
Andrea Tabacco / Eurosport

Udinese-Juventus

Grande festa a Udine per la 21a giornata di serie A. L’Udinese ritorna alla vittoria dopo l’ultima ottenuta con il Catania nell’ormai lontano 29 ottobre 2008 e lo fa nel modo più insperato: battendo la Juventus, quella Juventus che tentava l’aggancio alla capolista Inter.
Udinese grintosa e piacevole nel primo tempo, di fronte a una Juventus spenta e senza fiato. Il contropiede bruciante della squadra di casa si dimostra, infatti, la chiave della frazione: Di Natale fa soffrire parecchio la difesa del gruppo di Ranieri e al 20′ arriva il gol che fa esplodere lo stadio: il capitano dei friulani corre sulla sinistra, serve Quagliarella a centro area e l’attaccante vince il contrasto con Legrottaglie, facendogli passare sotto le gambe il pallone, che finisce alle spalle di un Buffon battuto. La squadra di Torino prova a reagire, ma il pressing avversario è difficile da contrastare e l’unica vera occasione arriva al 38′, con Giovinco che batte un corner e coglie Marchionni; il centrocampista, però, si vede chiuso da Coda e, invece di tentare il tiro, preferisce girarsi spalle alla porta per servire qualche compagno. Purtroppo per lui non c’è nessuno.
Nella ripresa l’Udinese ricomincia da dove aveva finito, aggressiva e combattiva, mentre Ranieri cerca di arginare la disfatta togliendo Marchionni per dare più spinta con Iaquinta. La situazione per la Vecchia Signora pian piano migliora, anche se all’inizio delle ostilità sono sempre i padroni di casa a fare il gioco. La squadra di Ranieri non riesce a concludere e ne approfitta al 75′ Di Natale con un eurogol: servito da D’Agostino sul filo del fuorigioco, l’attaccante scatta sulla sinistra e macina da solo, in progressione, una trentina di metri, prima di beffare Grygera e scaricare una bordata che si infila nell’angolino e che Buffon non può bloccare. Gli ospiti però reagiscono con Iaquinta, il più propositivo dei suoi: due minuti dopo ci crede su una palla quasi persa e serve Grygera, che viene atterrato in area da Pasquale. Giusto il rigore, che lo stesso ex friulano Iaquinta trasforma con freddezza. Nel tentativo di riacciuffare il risultato, c’è spazio anche per il rientro di Trezeguet dopo quattro mesi di stop, ma il suo apporto non è sufficiente per spegnere l’entusiasmo del Friuli, che rivede la luce dopo mesi di buio.
Eurosport

Atalanta-Bologna

Era il 21 ottobre 1962, quando il Bologna espugnava per l’ultima volta il campo dell’Atalanta. Quarantasette anni dopo, i felsinei ripetono l’impresa. La squadra di Mihajlovic offre una prova solida e fa bottino pieno grazie a un regalo di Coppola anche se ha rischiato più volte di capitolare. Gli orobici incappano nella terza sconfitta casalinga dopo quelle rimediate contro Milan e Juventus. Del Neri recupera Manfredini e Talamonti, mentre a centrocampo ritorna Cigarini, in coppia con Guarente. Il Bologna, senza Mudingayi, squalificato, deve fare a meno anche di Mutarelli e Bernacci, ma schiera dall’inizio il neo acquisto Osvaldo.
Partenza vivace da parte delle due squadre con il Bologna che già al 3′ sfiora il gol con Valiani, bravo a sfruttare il buco di Bellini ma Coppola esce a valanga e sventa la minaccia. Il fantasista rossoblu si ripete al 15′ servendo un pallone d’oro per Di Vaio che non sfrutta l’errore di posizionamento di Coppola e sbaglia clamorosamente. La replica atalantina è affidata a un doppio tentativo di Cigarini verso la mezz’ora: la prima azione è da manuale del calcio. Doni illumina Floccari, tacco per il centrocampista ex Parma che spara in porta ma trova la provvidenziale deviazione di Terzi. E’ però Doni a mancare la più facile delle occasioni: al 40′ fa Garics fa tutto benissimo servendo il fantasista, ma il suo tiro manca uncredibilmente il bersaglio.
Nella ripresa forcing dei padroni di casa che dopo pochi secondi colgono una clamorosa traversa con Floccari che stoppa la sfera e scarica un violento sinistro. Il bomber nerazzuro si ripete al 49′ con Antonioli ci mette une pezza e blocca in due tempi. Il portiere rossoblu si deve impegnare anche sulla bordata da fuori di Cigarini. Il Bologna soffre terribilmente, ma l’Atalanta non riesce a piazzare a concretizzare la mole del gioco che crea. E i felsinei cominciano a crederci: al 66′ Coppola va a vuoto sull’ennesimo pallone, ma per sua fortuna Di Vaio lo imita con un liscio non indifferente. Coppola vede nero anche sul destro di Volpi a un quarto d’ora dal finale.
L’episodio chiave all’80′: Capelli abbocca alla finta di Di Vaio e non può far altro che stenderlo. Calcio di punizione batutto da Volpi: pallone lento ma traiettoria beffarda che si insacca in rete. Decisivo l’errore di Coppola, che completa la frittata con un errore di valutazione. L’Atalanta si getta disperatamente all’attacco ma senza esito: al 93′ Bellini fa gridare al gol, ma il suo tiro in spaccata manda alto.
Poco prima della gara, alcuni teppisti, presumibilmente tifosi bergamaschi, hanno teso un agguato al convoglio dei pullman dei sostenitori emiliani. E’ partita una sassaiola che ha colpito un’auto della polizia: un vetro è andato distrutto, ma per fortuna non ci sono stati feriti.
Paolo Sperati / Eurosport

Cagliari-Siena

Cagliari-Lazio 1-4, Siena-Cagliari 2-0, Cagliari-Juventus 0-1, Atalanta-Cagliari 1-0, Lecce-Cagliari 2-0. Quello che avete appena letto è il filotto negativo di risultati dei sardi nelle prime cinque partite di campionato disputate.
Una striscia negativa che per un presidente come Cellino (uno dei mangia-allenatori per eccellenza del nostro campionato) era più che mai un assist d’oro. E invece il presidente dei sardi ha sorpreso tutti, e forse anche il suo allenatore, confermando Massimiliano Allegri sulla panchina del Cagliari anche per le gare a venire.
A posteriori, un’intuizione perfetta. Perchè la formazione di Allegri, dopo il pareggio con il Milan alla 6a giornata, ha cominciato a volare. Otto vittorie nelle ultime 14 partite, con 4 pareggi e 3 sconfitte: 28 i punti del Cagliari dopo la vittoria per 4-1 all’Olimpico contro la Lazio che proietta i ragazzi di Allegri a -4 dalla Fiorentina e a -5 dalla Roma sesta in classifica.
Una cavalcata inimmaginabile, e proprio per questo fantastica. A conti fatti, il vero miracolo l’ha fatto Cellino confermando Allegri quando in molti vedevano il tecnico livornese già lontano dalla Sardegna. La squadra invece adesso gioca a memoria disposta secondo un 4-3-1-2 offensivo con Cossu trequartista e Jeda-Acquafresca affiatatissima coppia d’attacco.
Per continuare a sognare, bisogna superare il Siena di Giampaolo che arriva al Sant’Elia dopo aver battuto di misura l’Atalanta al Franchi nell’ultima giornata grazie al gol partita di Mario Frick.
Andrea Tabacco / Eurosport

Catania-Inter

L’Inter espugna il caldissimo campo del Catania nella 21a giornata di Serie A e conquista tre punti che probabilmente valgono il doppio, se non il triplo visti i risultati delle due inseguitrici dei nerazzurri. Un successo importante, maturato al termine di una partita bellissima che i campioni d’Italia sbloccano dopo appena 5 minuti con la zuccata di Stankovic chiudendo poi i conti nella ripresa grazie al tredicesimo gol in questo campionato di Zlatan Ibrahimovic. In mezzo ai due gol nerazzurri, c’è spazio per un gol annullato al Catania, una traversa dello svedese interista e soprattutto per l’espulsione (piuttosto generosa) di Muntari che entra in ritardo su Tedesco (il ghanese evidentemente non ha molta fortuna con lui, visto che già all’andata fu espulso dopo una reazione nei confronti del centrocampista di Zenga) e si vede sventolare il rosso da Rocchi. Il roccioso centrocampista africano esce dal campo quasi in lacrime mentre Mourinho (che assisteva dalla tribuna del Massimino vista la squalifica per l’espulsione rimediata contro la Sampdoria) ridisegna la squadra attraverso il fido Beppe Baresi arretrando Stankovic a centrocampo, con Cruz nel ruolo di trequartista alle spalle dell’isolato Ibrahimovic.
Inter padrona del campo nei primi minuti: Stankovic si inserisce coi tempi giusti in area per correggere di testa un perfetto cross di Cruz, bravissimo a liberarsi di un uomo sulla destra (5′). Il Catania, spinto da un pubblico caldissimo, trova a nche la rete del pareggio con Paolucci che buca Julio Cesar da pochi passi ma è tutto inutile visto che Rocchi aveva già fischiato un precedente fallo (gioco pericoloso) di Morimoto su Burdisso . L’Inter sfonda con insistenza sulla sinistra soprattutto con Ibrahimovic bravo ad allargare la difesa siciliana per poi puntare la porta: al 22′ lo svedese semina il panico in area, ma il suo sinistro da posizione decentrata si stampa sulla traversa . Gli uomini di Zenga faticano a trovare spazi tra la difesa interista ma l’espulsione di Muntari inverte l’inerzia del match: l’Inter arretra terribilmente il proprio baricentro e gli uomini di Zenga sfiorano più volte il pareggio: Julio Cesar prima (miracolo sulla conclusione ravvicinata di Paolucci, 38′) e Cambiasso poi (salvataggio sulla linea sul tentativo da dentro l’area di Morimoto, 44′) permettono ai nerazzurri di andare all’intervallo sempre avanti di una rete.
Dagli spogliatoi, però, torna in campo un’altra Inter: una squadra compatta, determinata e capace di contenere le sfuriate del Catania, limitando i pericoli dalle parti di Julio Cesar, che trema solo al 60′ sul destro di Mascara (leggermente deviato da Burdisso) che si stampa sul palo. Il match resta gradevole, ma al 71′ Ibrahimovic decide di chiudere i giochi: lo svedese scappa sul filo del fuorigioco, salta Bizzarri e deposita con calma in rete.
Il match finisce qui, con l’Inter che al triplice fischio finale festeggia tre punti pesantissimi che, visti anche i risultati di Juventus e Milan, riportano bianconeri e rossoneri rispettivamente a -6 e -8 in classifica.
Alessandro Brunetti / Eurosport

Milan-Genoa

A volte le urla dei tifosi, i loro cori e l’intensità della loro voce, raccontano di una partita molto più di tante inutile parole. Dopo 45 minuti passatti ad inneggiare i loro beniamini, infatti, l’aggressività del Genoa ha rotto le difese del Milan e spezzato le voci dei rossoneri sugli spalti. La paura era palpabile, il silenzio assordante, quasi a far da preludio ad uno, l’ennesimo, passo falso di questo Milan, piegato da un gran gol di Milito sullo scadere.
I rossoneri, incapaci di approfittare del passo falso della Juve con l’Udinese, vengono fermati sull’1-1 in casa dal Genoa, sorpresa di questo campionato e vera bestia nera degli uomini di Ancelotti che, in due partite giocate col Grifone, sono riusciti a racimolare un solo punto… certo, resta il rammarico per le due punizioni di Pirlo, ribattute dalla traversa, ma è davvero troppo poco per una squadra che tenta, vorrebbe tentare, di correre per lo scudetto.
Il Milan, nel primo tempo, gioca bene, trascinato da un Beckham in grande spolvero che comincia a vivere San Siro come fosse casa sua. Grande movimento da parte dell’inglese che corre tantissimo, recupera palloni importanti e riesce sempre a creare gioco per sè e per i suoi compagni.
Dopo un gran destro a pochi secondi dal fischio d’inizio, lo Spice Boy trova il gol del momentaneo vantaggio al 33′ con una punizione battuta dal limite corto dell’area di rigore: splendida parabola sul primo palo che inganna Rubinho ed esalta il popolo rossonero.
Non è solo Beckham ad incantare; anche Pato, Kakà e Pirlo costruiscono tanto, ma un po’ di sfortuna, un po’ di egoismo e troppa imprecisione impediscono al Milan di raddoppiare.
Gasperini prova a correre ai ripari inserendo Jankovic al posto di Modesto, Vanden Borre per Thiago Motta e Palladino per Sculli. Gli effetti si sentono. Il Milan cala, Beckham è costretto a lasciare il campo per un problema agli adduttori della coscia destra. Al suo posto Flamini. Ancelotti, rendendosi conto del momento difficile dei suoi, decide di inserire forze fresche (Senderos per Seedorf) e giocatori con maggior esperienza (Ronaldinho per Pato). ma questa volta le scelte fatte premiano Gasperini. Il Genoa, soprattutto negli ultimi 20 minuti, si fa davvero pericoloso e se sulla prima occasione di Milito, Abbiati si fa trovare pronto, sulla seconda non ci può fare niente. il genoa passa, san Siro ammutolisce, per il Milan tutto da rifare, per il genoa un quarto posto davvero meritato.
Eurosport

Roma-Palermo

Ennesima vittoria della Roma di Luciano Spalletti che batte anche un Palermo in grande forma e porta a casa altri 3 punti che la proiettano ad una sola lunghezza dal quarto posto del Genoa. Totti, al ritorno dal 1′, porta in vantaggio i suoi al 23′. Il Palermo trova il momentaneo pareggio sull’asse Liverani-Cavani. Poi sullo scadere di prima frazione un colpo di testa di Brighi, il migliore in campo, fissa il risultato sul definitivo 2-1.
Spalletti rinuncia a Baptista, influenzato, oltre al separato in casa Panucci e lancia capitan Totti, al ritorno dopo 38 giorni out. Ballardini conferma gli 11 della viglilia con Bresciano e Simplicio a supporto dell’unica punta Cavani.
L’inizio è piuttosto bloccato. Le due squadre si temono e non concedono niente. Pian piano i giallorossi prendono campo e si fanno pericolosi prima con un gran sinistro si Riise, sul quale si immola Migliaccio, poi con Brighi che si fa clamorosamente ipnotizzare da Amelia. E’ però il preludio al gol che arriva puntuale al 23′. Cicinho se ne va sulla destra e mette in mezzo un pallone che arriva a capitan Totti. Destro del capitano dal limite, deviazione di Carrozzieri che spiazza inesorabilmente Amelia e palla in rete. Il vantaggio dei padroni di casa sveglia i rosanero che trovano il meritato pareggio alla mezzora, quando Liverani ruba palla a Perrotta e si rende protagonista di una vertizalizzazioni delle sue, che Cavani gira sul primo palo di prima intenzione. Da Manuale del calcio. Il Palermo gioca bene e non lascia spazi ai palleggiatori giallorossi. Ma proprio nel momento migliore degli ospiti arriva a sorpresa il vantaggio della Roma con Brighi, che sovrasta di testa Nocerino e incrocia bene un cross di Totti.
Nella ripresa il match è aperto. Il Palermo conferma il suo ottimo momento di forma macinando gioco e chiudendo la Roma nella propria trequarti. Pronti via e Bresciano si fa respingere il tiro da Doni da pochi metri dalla porta. Ballardini inserisce il georgiano Mchedlidze, classe 1990, al posto di Nocerino e il ragazzino dà vivacità al reparto offensivo rosanero. Al 20′ proprio Mchedlidze in area salta mezzo metro più in alto di Mexes e di testa centra in pieno la traversa a Doni battuto. Alla mezzora Vucinic si mangia il terzo gol spedendo a lato a porta spalancata. La Roma è stanca e aspetta il Palermo nella propria trequarti, De Rossi si butta negli larghi spazi concessi e non riesce a concretizzare una grande azione personale. Poco male, i giallorossi resistono al forcing di Liverani e compagni fino alla fine portando a casa i 3 punti. La serie di vittorie consecutive del Palermo invece si ferma a 3 ma forse questa sera gli uomini di Ballardini avrebbero meritato qualcosa in più.
Eurosport

Torino-Reggina

Cominciamo dalla fine, dai fischi dei tifosi del Torino che sigillano in modo magari impietoso ma anche comprensibile, la prestazione di una squadra che nonr riesce proprio a convincere. E dire che il Torino ha comunque offerto qualche elemento consolatorio in più: un Rosina a tratti incisivo, un Ogbonna davvero piacevole ina alcune sue accelerazioni (per altro poco condivise dal resto del gruppo); uno Dzemaili sicuramente più brillante dei suoi colleghi di centrocampo. Ma c’è anche un Bianchi che a tratti si dimostra quasi impresentabile: e un attacco che con Amoruso prima, così come con Stellone poi, non riesce certo a riequilibrare la pochezza di offensive sporadiche e mai costanti.
Lunghe, lunghissime le pause del Torino: e in questi interstizi di non gioco la Reggina riesce a inserirsi con qualche buona iniziativa come ad esempio quella di Barillà che al 17′ del primo tempo impegna Sereni in un buon intervento. Ci vuole mezz’ora per vedere il primo pericolo del Torino, un appoggio di Rosina per Bianchi che tocca l’unico pallone davvero pericoloso su Campagnolo in uscita. E ad un’occasione creata segue un’occasione subita: la Reggina va vicinissima al vantaggio con Valdez, e anche qui Sereni si dimostra molto bravo.
Con il passare dei minuti l’impressione è che ci vorrebbe una prodezza, o una botta di fortuna per sbloccare il risultato: Dzemaili ci mette la prima, ma la sorte non ci mette la seconda. Il piattone dello svizzero, che pure meriterebbe sul bell’assist di Rosina, si stampa sul palo. E qui, forse contro la malasorte, forse contro la squadra, forse contro una dirigenza che si vorrebbe prodiga nel comprare ancora, esplodono i primi malumori che a fine gara esplodono in una lunga e sonora salva di fischi mentre dall’altra parte del campo i tifosi della Reggina chiamano sotto la curva i propri giocatori che tornano a fare punti al termine di una settimana difficilissima.
Torino e Reggina, in piena zona retrocessione ma questo pari fa meglio ai calabresi, ultimi e ricompattati dopo una prestazione onesta e dignitosa, che ai granata, persi nelle loro insicurezze.
Matteo Priano / Eurosport

Fiorentina-Napoli

A poco più di 10 minuti dalla fine Riccardo Montolivo entra in area da sinistra triangolando splendidamente con Semioli e saltando poi Blasi con un dribbling bellissimo; destro rasoterra che passa sotto il corpo dell’esordiente Sepe e rete del 2-1 viola, il gol che potrebbe invertire l’inerzia negativa del 2009 della Fiorentina.
Si tratta dell’episodio che decide la partita tra i viola e il Napoli al termine di un match combattuto e tecnicamente povero di spunti, se non per i tentativi di Gilardino e Lavezzi, giocatori di classe superiore.
Proprio il bomber della Fiorentina prova ad aprire le danze alla grande con un colpo di testa in tuffo al 3′, ma Gianello risponde splendidamente e si fa pure male alla coscia sinistra, per poi essere costretto al cambio alla mezz’ora. Al suo posto un ragazzino del ’91, Luigi Sepe, che diventerà protagonista positivo, almeno fino al “Montolivo-moment” del 79′.
Francamente poca roba il primo tempo del Franchi: la Fiorentina cerca di attaccare ma Jovetic fa il tiro al piccione, mentre dall’altra parte le assenze di Gargano e Hamsik riducono quasi a zero l’inventiva di un centrocampo guerriero ma paralizzato. Al 42′, così, è proprio l’esordiente Sepi a mettersi in luce con un’ottima uscita sul rapace Gilardino, intervento che mantiene lo 0-0 fino all’intervallo.
L’inizio della ripresa, per contro, è da fuochi d’artificio: al 47′ Santana porta in vantaggio i suoi sugli sviluppi di un piazzato di Gobbi (deviato da Pazienza), ringraziando il disattento Cannavaro e depositando il pallone nell’angolino basso.
Il primo gol stagionale dell’argentino, però, riesce ad esaltare la Fiesole solo per 100 secondi: dall’altra parte, infatti, Vitale trova lo spazio per il cross da sinistra e la sua traiettoria diventa beffarda per il povero Frey, in ritardo nella presa sul primo palo che lo porta a scivolare in rete con il pallone. Una papera non da lui.
Prandelli vuole vincere e cambia, forzatamente. Dentro Pasqual e Semioli per passare a un 4-4-2 più vivace (all’intervallo era già entrato Bonazzoli per Jovetic, troppo fumoso). Alla fine, però, per conquistare i 3 punti ci vuole la magia di Montolivo, l’errore di inesperienza di Sepe e anche il riscatto di Frey, decisivo al 94′ sulla punizione maligna del volenteroso Lavezzi (mentre “El Tanque” Denis fa la muffa in panchina).
La corsa per la qualificazione alla prossima Champions League si deciderà proprio con questi punti guadagnati in extremis: la Fiorentina ne ha presi 3 fondamentali in questa 21a giornata infresettimanale, portandosi a -2 dal quarto posto, mentre il Napoli viene superato dopo tre sconfitte di fila: la lotta sarà ancora lunga, ma questa battaglia è stata già importante, e il viola ha prevalso.
Luca Stacul / Eurosport

Fonte dei report: Eurosport

Scritto da SoloCalcio

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